C’è una parola che torna ogni volta che si parla di cancro con onestà: tempo. Il tempo tra i primi sintomi e la diagnosi. Il tempo tra la diagnosi e l’accesso alle cure. Il tempo che passa tra la guarigione e il momento in cui una persona si sente davvero libera di riprendere la propria vita.

Governare quel tempo è il compito della politica sanitaria, ed è con questo spirito che abbiamo promosso alla Camera dei deputati l’Oncology Summit 2026: un pomeriggio di confronto serio tra istituzioni, comunità scientifica, professionisti, imprese e pazienti. Non una cerimonia, ma un tavolo di lavoro.

Dove siamo

Il punto di partenza è positivo, ma non autorizza a fermarsi. Il Piano Oncologico Nazionale 2023-2027 ha dato una cornice strategica che mancava. Il nuovo Piano Nazionale della Prevenzione rafforza gli screening e punta a rendere più uniforme l’accesso su tutto il territorio. Penso anche alle risorse previste dalla legge di bilancio per potenziare i programmi di prevenzione e diagnosi precoce: l’estensione dello screening mammografico alle fasce 45-49 anni e 70-74 anni, l’estensione dello screening colonrettale alla fascia 70-74 anni, il consolidamento del programma di monitoraggio del tumore polmonare, l’ampliamento dei test genomici e i programmi di screening nutrizionale per i pazienti oncologici.

Queste misure non sono nate dal nulla; alcune hanno avuto un percorso parlamentare preciso: emendamenti, ordini del giorno, un lavoro costante di interlocuzione tra Commissione, Governo, Ministero, comunità scientifica e associazioni. Ricordarlo è rendere trasparente come funziona la legislazione in materia di salute quando c’è un impegno costante.

Dove dobbiamo arrivare

L’oncologia sta cambiando: la medicina di precisione, i test molecolari, le nuove tecnologie stanno modificando il modo stesso di curare il cancro. Il punto politico è uno solo, cioè garantire che questa innovazione non diventi privilegio di chi abita nelle regioni giuste o può permettersi percorsi privati.

Sostenibilità come governo dell’innovazione

Governo dell’innovazione significa inserirla dentro reti oncologiche che funzionino davvero, misurarne gli esiti, valorizzare i professionisti che ogni giorno ci lavorano, e non dimenticare mai le associazioni dei pazienti che sono spesso le prime a intercettare i problemi reali.

La legge sull’oblio oncologico

C’è un risultato di questa legislatura a cui teniamo in modo particolare, e che forse non ha avuto l’attenzione che meritava: la legge sull’oblio oncologico. Approvata con un lavoro ampio e bipartisan in XII Commissione Affari Sociali e Salute, con il contributo determinante di AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), questa legge dice una cosa semplice ma civile: guarire non può significare continuare a essere considerati malati.

Chi ha superato un tumore non può vedersi negare un mutuo, un contratto assicurativo, un concorso, un progetto familiare, a causa di una diagnosi che appartiene al passato. La malattia non può seguire una persona per sempre. La guarigione deve avere conseguenze giuridiche reali, non solo cliniche.

Il senso di tutto questo

L’obiettivo di questo percorso è prevenire prima che la malattia arrivi; curare nel modo migliore quando arriva; accompagnare la persona durante il percorso; restituirle pienamente il diritto al futuro quando quel percorso è concluso.

Questo è il filo che deve tenere insieme le politiche oncologiche: non la somma di misure separate, ma una visione coerente della persona e del suo tempo. È quello che proviamo a costruire, giorno per giorno, con il lavoro in Commissione e con l’ascolto di chi questo lavoro lo conosce davvero. È così che intendo la politica nel suo significato più alto e più nobile.

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