Questa sera ho scritto al Presidente Mattarella per chiedere un suo intervento contro la sciagurata idea di collocare in Sardegna il deposito nazionale delle scorie radioattive. Ecco il testo:

Ill.mo Sig. Presidente,

le scrivo questa mia lettera a poche ore dalla pubblicazione della mappa dei siti candidati ad ospitare il deposito nazionale di scorie radioattive, che include 14 località della Sardegna.

Come è noto, la nostra terra vive una condizione di svantaggio derivante dalla condizione geografica insulare, dalla scarsa infrastrutturazione e dalle conseguenze delle crisi industriali che hanno messo a nudo l’inadeguatezza del modello di sviluppo economico instaurato decenni fa.

Secondo recenti studi, il costo del divario insulare si aggira tra i 2,5 e i tre miliardi di euro ogni anno. Si tratta di 660 milioni per il trasporto navale di passeggeri e merci per distanze equivalenti a quelle percorribili via terra ed altri 600 milioni per il trasporto aereo. Ad aggravare la situazione si aggiungono indici di infrastrutturazione molto distanti dalla media nazionale: 45,5% sulle reti stradali (87,1% nel Mezzogiorno); 35,2% su reti energetiche (rispetto al 64,5% del Mezzogiorno); 15% su reti ferroviarie (87,8% nel Mezzogiorno); 66,1% per infrastrutture economico sociali (84,4 nel Mezzogiorno).

Sono oltre 3000 i sardi che ogni anno lasciano la nostra isola per costruire il proprio futuro come studenti, lavoratori, per mettere su casa e famiglia. La nostra è un’isola in cui le culle restano vuote: l’indice di natalità si ferma allo 0,97, è il peggiore d’Italia e si accompagna ad un altro dato drammatico: 1 bambino su 3 vive in condizioni di povertà relativa.

Presidente, nella sua veste di giudice Costituzionale, ha già avuto modo di verificare personalmente, anche sul piano tecnico-giuridico oltre che su quello politico, le gravi ingiustizie perpetrate dallo Stato centrale nei confronti della Sardegna in quella che è nota ai più come l’annosa “vertenza entrate” ovvero le risorse spettanti alla nostra isola e negate di volta in volta dai Governi che si sono succeduti nel tempo. Da molti anni la Sardegna attende scelte coraggiose, finanziamenti e tempi certi e invece, nel pieno di una drammatica pandemia, l’unica risposta che arriva dallo Stato centrale è la prospettiva di un deposito di scorie radioattive.

Per questo motivo desidero rivolgermi a lei nella sua qualità di garante di un’Unità nazionale che, se non viene affrontata la questione sarda, resterà una grande incompiuta a causa di quella che è una “secessione alla rovescia”, perché è lo Stato che si distacca dai sardi d’Italia. Eppure i figli di questa terra hanno versato il loro sangue per l’Italia: i martiri della Brigata Sassari sono l’esempio più alto del valore di un popolo orgoglioso, che non si rifugia nel vittimismo né chiede misure assistenzialiste ma solo la possibilità di camminare con le proprie gambe, forte dei suoi principi, delle sue tradizioni, della sua cultura e della sua storia.

Ci sono pertanto profonde motivazioni morali e politiche, non solo economiche e sociali, per porre fine una volta per tutte al retrogrado adagio secondo il quale la Sardegna viene considerata la destinazione di qualsiasi carico scomodo e per scrivere, invece, una pagina nuova per la nostra isola in cui venga considerata finalmente come una sorta di “Arca di Noé” d’Italia, scrigno del patrimonio naturalistico, paesaggistico, archeologico e culturale che essa custodisce da millenni.

Vorrei sottolineare che i sardi si sono già pronunciati nel 2011 con un referendum che ha visto il 97% dei cittadini dire “no” al deposito di scorie radioattive. Benché fosse un quesito consultivo, si tratta di un’espressione della volontà popolare che non può essere sovvertita né dalla Sogin, né da altri capannelli, conferenze di servizi o altri soggetti che non possono sostituirsi al corpo elettorale.

Mi appello al suo ruolo di garante della Costituzione nella quale, all’art. 3, è scolpito un principio: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Sarebbe assurdo se, oltre a non rimuovere gli ostacoli esistenti che sopra, sommariamente, ho ricordato, la Repubblica arrivasse ad aggiungerne altri.

Per questo le chiedo un intervento autorevole per scongiurare la realizzazione in terra sarda del “mostro radioattivo”. Accenda una fiaccola di speranza per le nuove generazioni e per un’intera isola, contribuendo a farla uscire dall’antica maledizione per cui ogni posto di lavoro viene pagato con un sacrificio in termini di sicurezza, salute, fruibilità dei territori.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *