La Sardegna oggi
Capacità di ascoltare e dialogare
I tre assi del Nuovo Piano Strategico Regionale
Le azioni
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La sfida del cambiamento




IL MIO PROGETTO > I TRE ASSI DEL NUOVO PIANO STRATEGICO REGIONALE

Dalla complessiva azione di partecipazione e di ascolto, espressione delle vere istanze del Popolo Sardo, è emersa in tutta evidenza una forte esigenza di orientare l’azione di governo verso tre principali assi strategici: il capitale umano, la persona e i suoi fondamentali diritti; l’impresa, come motore dello sviluppo; il territorio, inteso nella duplice accezione, di patrimonio ambientale di inestimabile valore da tutelare e difendere e di “luogo”, da restituire al protagonismo degli amministratori locali.

IL CAPITALE UMANO
Puntare sul capitale umano significa, per noi, in primo luogo investire sulla persona, sui giovani, sul loro livello di istruzione e sulla loro formazione. Un elevato e qualificato livello di conoscenza rappresenta, infatti, la condizione essenziale per poter parlare di innovazione, di adattamento alle nuove tecnologie e, conseguentemente, per poter parlare di generazione e diffusione di nuove idee, da mettere a frutto per lo sviluppo.
Parlare di persona significa anche riferirsi a tutti quegli interventi che riguardano i problemi del sociale, del welfare, della sanità e dei servizi assistenziali e, più in generale, a tutte quelle politiche finalizzate all’innalzamento del benessere ed alla qualità della vita dei cittadini. Interventi ed azioni che non devono mai dimenticare la centralità dei diritti della persona in tutte le possibili espressioni.

L'IMPRESA
Il secondo asse strategico della nostra proposta insiste sull’impresa, intesa come motore di crescita, di produzione, di ricchezza e di occupazione. L'aumento stabile dell'occupazione nella nostra Isola si potrà verificare solo con la creazione di tutti quei presupposti finalizzati allo sviluppo della Sardegna con le proprie forze e la propria ricchezza endogena, fondata sul lavoro e l’impegno di tutti i Sardi. È in collegamento con questo asse che assumono rilevanza tutti quegli interventi a favore della diffusione delle imprese sull’intero territorio regionale, in quei settori che già rappresentano dei punti di forza della nostra economia: dall’agro-industria, alle attività manifatturiere leggere, al turismo, all’artigianato artistico, all’ambiente ed ai servizi a più alto valore aggiunto.
Contestualmente, dobbiamo difendere il nostro apparato industriale che è ancora capace di stare sul mercato, accompagnando i comparti che invece non lo sono più con adeguate politiche di riqualificazione e reinserimento dei lavoratori dei settori in crisi. Risultano prioritari gli interventi di sostegno ai comparti ancora competitivi del settore chimico regionale (Porto Torres, Ottana ed Assemini) e del settore mineral-metallurgico del Sulcis-iglesiente.

IL TERRITORIO
Il terzo fondamentale asse strategico è focalizzato sui territori, trascurati e vilipesi dalla "arroganza" della Giunta regionale. Il nostro progetto intende restituire protagonismo ai governi locali, con il massimo coinvolgimento degli amministratori e dei sindaci. Sono loro, infatti, che vivono quotidianamente accanto alla gente, che ascoltano più da vicino le persone e sono impegnati a risolvere i loro problemi dei loro concittadini, spesso di vita quotidiana legati al lavoro, alla scuola, agli anziani ai più bisognosi.
Il nostro territorio, l’intera Regione Sardegna, dovrà poter essere competitiva, a livello nazionale ed internazionale, attraverso la costruzione di una fitta rete di interrelazioni fra le diverse aree territoriali, una rete basata sul riconoscimento e sulla valorizzazione delle specificità delle stesse. Un approccio territoriale integrato.
Ma parlare di territorio significa anche parlare di ambiente e di tutela e salvaguardia dello stesso. Al centro noi mettiamo la persona umana, che deve vivere nel territorio e deve curarlo come fosse un bene prezioso e perciò renderlo sempre più bello e fruibile. Il problema vero è dunque quello della qualità dell'intervento dell'uomo sul paesaggio, nell'ambito di limiti quantitativi stabiliti dalla legge e dalla programmazione generale della Regione. Vincolare tutto significa aprire le porte ad una speculazione ancora più subdola: perché si abbattono i valori immobiliari.
Ecco perché è importante che i territori riottengano la loro dignità negata, che gli amministratori siano chiamati a svolgere un ruolo attivo, supportati da una Regione che ha il dovere di pianificare e coordinare, considerando i rappresentanti del territorio come i veri attori delle scelte di sviluppo.


   
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